La hagietomamofilia designa la collezione di statue e statuette di carattere religioso. Il termine associa tre radici greche: hagios (santo), toma (sezione, oggetto ritagliato) e philia (attrazione, gusto per). Contrariamente a quanto la sua lunghezza possa far supporre, la parola copre una pratica antica e ben documentata nel mondo dei collezionisti d’arte sacra.
Hagietomamofilia e agalmatofilia: due rapporti distinti con le statue
La confusione tra questi due termini si verifica spesso. L’agalmatofilia riguarda la sessualità: è una parafilia caratterizzata da un’attrazione sessuale verso statue, bambole o altri oggetti simili. La sua etimologia greca (agalma, statua, e philia, amore) punta verso un registro clinico.
La hagietomamofilia non ha nulla di clinico. Appartiene al vocabolario della collezione, allo stesso modo della filatelia o della numismatica. Il hagietomamofilo cerca Vergini in legno policromo, santi patroni in gesso dipinto, crocifissi d’epoca o santoni provenzali. L’oggetto lo interessa per la sua fattura, la sua iconografia, la sua rarità o il suo valore storico.
Questa distinzione merita di essere chiarita perché i motori di ricerca mescolano i due argomenti. Chi digita “passione per le statue religiose” si imbatte regolarmente in risultati legati all’agalmatofilia, il che confonde la comprensione di una pratica di collezione del tutto banale. Per scoprire la hagietomamofilia su Sciences, Philo, Etc … in un contesto enciclopedico, la definizione è trattata senza amalgama.

Statue religiose collezionate: tipologia e criteri di valore
Gli oggetti che interessano i hagietomamofili coprono uno spettro ampio. Non tutti hanno lo stesso valore sul mercato dell’arte sacra, e i criteri di valutazione non sono quelli di un dipinto o di un mobile.
Le grandi famiglie di oggetti
- Le statue in legno policromo medievali o rinascimentali, spesso Vergini con Bambino o santi locali, rappresentano il segmento più ricercato nelle aste. Il legno scolpito e poi dipinto a mano conserva tracce di pigmenti che permettono di datare l’oggetto e di identificare l’atelier di origine.
- Le statuette in gesso prodotte in serie a partire dal XIX secolo (Saint-Sulpice, Pieraccini, case catalane) costituiscono un segmento più accessibile. Il loro interesse risiede nella varietà dei modelli e nella loro diffusione nelle famiglie rurali.
- I santoni di Provenza, i presepi napoletani e gli ex-voto scolpiti formano una categoria a parte, all’incrocio tra arte popolare e devozione domestica. Alcuni santonieri del XVIII secolo sono oggi molto quotati.
- I crocifissi in avorio, bronzo o legno pregiato, a volte provenienti da commissioni ecclesiastiche, attirano i collezionisti interessati al lavoro dei materiali nobili e alle provenienze documentate.
Ciò che determina il valore di un pezzo
L’antichità conta, ma la provenienza e lo stato di conservazione spesso prevalgono sulla data. Una Vergine del XVII secolo in legno dorato, di cui si può tracciare il percorso da una cappella identificata, varrà di più di un pezzo più antico senza documentazione.
La policromia originale rimane un criterio determinante. Le restaurazioni eccessive (ripitture industriali, dorature moderne) diminuiscono l’interesse di una statua per i collezionisti esperti. Al contrario, un’usura naturale, tracce di cera di candela o segni di manipolazione liturgica autenticano il pezzo.
Il soggetto rappresentato gioca anche un ruolo. I santi patroni locali, più rari delle rappresentazioni mariane standardizzate, suscitano un interesse particolare nelle regioni dove il loro culto è stato documentato.
Quadro legale e mercato delle statue d’arte sacra in Francia
Collezionare statue religiose antiche implica conoscere alcune restrizioni giuridiche che i venditori non menzionano sempre.
Gli oggetti classificati o iscritti al titolo dei monumenti storici non possono essere venduti liberamente. Una statua proveniente da una chiesa e classificata rimane proprietà del comune o dello Stato, anche se circola sul mercato. Gli acquirenti di buona fede possono trovarsi costretti a restituire un pezzo acquistato in un mercatino o in un’asta.
Il mercato lecito si concentra sugli oggetti di devozione privata (oratori familiari, cappelle di dominio) e sui pezzi prodotti in serie che non sono mai stati oggetto di classificazione. I mercatini, le fiere di antiquariato religioso e le aste specializzate costituiscono i principali circuiti di approvvigionamento.

Il mercato online ha notevolmente ampliato l’accesso ai pezzi, ma ha anche moltiplicato le copie e le attribuzioni fantasiose. Verificare l’autenticità prima dell’acquisto rimane il riflesso fondamentale del hagietomamofilo esperto, che sia tramite expertise diretta o consultando uno specialista in arte sacra.
Hagietomamofilia e preservazione del patrimonio religioso
La disaffezione di numerosi luoghi di culto in Francia pone un problema concreto di conservazione. Migliaia di statue lasciano ogni anno chiese chiuse, ristrutturate o saccheggiate. I collezionisti svolgono un ruolo ambivalente in questo contesto.
Da un lato, alcuni hagietomamofili salvano pezzi destinati alla distruzione o all’oblio in soffitte di presbitero. Il loro lavoro di documentazione, restauro rispettoso e valorizzazione prolunga la vita di oggetti che i comuni non hanno più i mezzi per mantenere.
Dall’altro, la domanda del mercato alimenta furti negli edifici religiosi ancora in attività. Il traffico di oggetti d’arte sacra rimane un fenomeno documentato dai servizi di polizia specializzati. Il confine tra salvataggio e predazione dipende ampiamente dalla tracciabilità dei pezzi e dall’etica dell’acquirente.
La hagietomamofilia, lontana dall’essere un semplice hobby di antiquario, impegna una riflessione sulla trasmissione del patrimonio religioso. La prossima statua in legno policromo incontrata in un mercatino potrebbe portare con sé tre secoli di devozione di villaggio, ed è proprio questo che motiva i collezionisti a preservarla.



